Due mestieri, due percorsi
Al galoppo si monta, al trotto si guida un sulky. Sono due professioni distinte, con patenti distinte e regolamenti distinti, e chi arriva da fuori tende a confonderle. Vale la pena separarle subito, perché anche il modo di entrarci è diverso.
Galoppo: il corso, poi il tirocinio, poi le vittorie
Per la patente di fantino si comincia da un corso di formazione di sei mesi. Finito il corso non si è fantini: si è allievi fantini, e comincia un periodo di tirocinio a fianco di un allenatore. La patente da professionista arriva solo dopo aver vinto un certo numero di corse.
C'è un limite d'età all'ingresso: si accede alla qualifica dai 16 ai 25 anni. È una finestra stretta, e non è un caso — è un mestiere fisico che si impara da giovani.
Una cosa che sfugge a chi guarda da fuori: la patente di fantino è distinta per settore. Esiste quella per le corse in piano ed esiste quella per gli ostacoli. Non sono intercambiabili, e chi corre in entrambi i settori le ha entrambe.
Le corse riservate non sono un contentino
Nel programma esistono corse riservate agli allievi fantini. Non sono una categoria minore in cui parcheggiare chi comincia: sono il luogo dove si costruiscono le vittorie che danno la patente. Un allievo che le trascura non avanza, per quanto monti bene.
Trotto: i numeri sono espliciti
Al trotto il passaggio da allievo a professionista non dipende da una valutazione discrezionale ma da una soglia scritta: 20 vittorie oppure 60 piazzamenti. Raggiunta quella, si perde la qualifica di allievo e si può chiedere quella professionistica.
È una regola che ha un effetto preciso sulla carriera: conviene correre. Un allievo che aspetta la monta perfetta ci mette anni; uno che accetta le corse che gli capitano arriva prima alla soglia. Non è un consiglio tattico, è aritmetica.
I gentlemen e le amazzoni: un'altra strada
Accanto ai professionisti c'è la categoria amatoriale: gentlemen rider al galoppo, gentlemen driver al trotto, e le amazzoni. Corrono in gare a loro riservate e non percepiscono alcun compenso. Non è un gradino inferiore del percorso professionale: è un percorso diverso, fatto da chi corre per passione e ha spesso un altro mestiere.
Conviene sapere in che categoria si sta, perché cambia a quali corse si è ammessi — e perché un profilo che non lo dichiara è un profilo che chi cerca deve interpretare.
E per allenare?
La patente di allenatore è un'altra cosa ancora, e le tipologie sono due: allenatore professionista, che può allenare anche cavalli di terzi, e allenatore proprietario, che allena soltanto i propri, i quali devono correre sotto il suo nome.
Per il corso da allenatore professionista al galoppo servono 21 anni compiuti e il diploma di scuola superiore, con un percorso di almeno 200 ore d'aula e 80 ore di stage pratico. I corsi sono indetti dal ministero con periodicità triennale.
Il titolo di studio però non è un muro. Ne sono esonerati:
- i titolari di patente di fantino con 10 anni di attività, anche non continuativi;
- oppure chi ha partecipato in carriera ad almeno 200 corse in piano o 80 in ostacoli;
- i titolari di patente di caporale di scuderia e di cavaliere dilettante con 10 anni di attività.
Se si hanno più qualifiche, i periodi si cumulano. È una clausola che vale la pena conoscere: molte persone che pensano di non avere i requisiti li hanno già, sommando due mestieri fatti in tempi diversi.
Che cosa mettere sul proprio profilo
Chi cerca un fantino o un guidatore guarda tre cose, in quest'ordine: la qualifica (allievo, professionista, amatore), il settore (piano, ostacoli, trotto) e quante corse hai fatto. Il resto viene dopo.
Se sei allievo, scrivi a che punto sei della soglia. "Allievo guidatore, 14 vittorie" dice a un allenatore molto più di "allievo guidatore" — dice che sei vicino, e che chi ti dà una monta ora ti accompagna in un passaggio.